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> Il progetto ARCADIS |
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IL CONTESTO |
Secondo i dati forniti dall’ISTAT, il numero delle persone che presentano una disabilità (nell’accezione più vasta del termine) possono essere stimate in circa il 6% della popolazione italiana con una consistenza, in valori assoluti, nell’ordine di circa 3.300.000 unità.
Naturalmente, la dimensione del problema è maggiore se si considerano non solo le persone direttamente interessate da situazioni di disabilità, ma anche le loro famiglie: nel complesso sono stimate in 6.500.000 unità i cittadini italiani che, direttamente o indirettamente, vivono il problema, con riflessi rilevanti (oltre che di natura economica) anche in termini di qualità della vita.
A livello di programmazione nazionale, l’Italia ha adottato negli ultimi anni una serie di piani settoriali finalizzati a favorire le azioni di inclusione sociale (come il Programma di azione per le politiche di superamento dell’handicap), oltre a Piani a valenza nazionale (come il Piano nazionale occupazione ed il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali). |
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Nonostante il numero rilevante degli interventi legislativi e delle azioni finalizzate a conseguire il pieno inserimento nella società delle persone “diversamente abili”, il problema, pur affrontato, non può dirsi risolto, anche per l’ampiezza che esso assume.
Le disposizioni contenute nelle legge n. 68 del 1999 comportano una profonda innovazione nel settore della integrazione lavorativa: si introduce il concetto di “collocamento mirato”, cioè individualizzato, in rapporto alla concreta capacità lavorativa del singolo soggetto, affiancando agli strumenti che impongono un obbligo (la quota di riserva nelle assunzioni), incentivi per le imprese che decidono di assumere persone disabili.
Il nuovo quadro normativo, in sostanza, delinea un sistema di collocamento dei soggetti “diversamente abili” che segna il passaggio da una modalità di inserimento “impositiva” ad una modalità “consensuale”.
Ma le innovazioni previste sono ulteriori, in quanto cambia l’approccio al problema dell’inserimento lavorativo: le persone disabili sono utenti che hanno diritto all’inserimento lavorativo e costituiscono una risorsa per la collettività, da promuovere anche attraverso l’adozione di “buone prassi di inserimento”, contestualizzate sia rispetto alle esigenze delle persone “diversamente abili”, sia rispetto ai bisogni espressi dal contesto territoriale e dal sistema delle imprese.
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E’ proprio dalla considerazione che l’integrazione non è un processo unico o standardizzabile ma, per sua natura, dipendente da fattori fortemente differenziati (situazione personale del soggetto interessato, esigenze del territorio, fabbisogni delle imprese, previsione di interventi di sostegno, etc.) che nasce l’idea di realizzare una iniziativa come Arcadis capace di mettere a confronto le iniziative sul tema realizzate in contesti territoriali diversi e capace di diffondere, presso gli operatori interessati, le diverse metodologie di integrazione praticate ed i risultati conseguiti sul campo.
La diffusione delle esperienze e delle buone pratiche a livello europeo potrà costituire un significativo trasferimento di know-how tra i vari operatori nazionali, immediatamente applicabili a nuovi progetti o a nuove iniziative di integrazione a tutti i livelli. |
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